Ieri 31 Gennaio 2013, a Roma, Palazzo Valentini, sono stati presentati i progetti finalisti per la seconda edizione del Premio Roberto Morrione.

 

“Il Premio dedicato a Roberto Morrione è giunto alla Seconda Edizione. Nato come nuova sezione del Premio giornalistico televisivo Ilaria Alpi, finanzia la realizzazione di progetti di video inchieste su temi di cronaca nazionale e internazionale. Si rivolge a giovani giornalisti, free lance, studenti e volontari dell’informazione. “ (cit) Continua a leggere

Trovo la questione Mps deprimente.

1) la solita bomba a orologeria in campagna elettorale.

2) Lo starnazzare di avvoltoi che si buttano sulla preda come se avessero tutti la coscienza cosí pulita da poter impartire lezioni.

3) L’alzata di scudi dei partiti di sinistra che negano l’evidenza.

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Ho scritto questo messaggio a Rita Bernardini e lei mi ha risposto:

Cara Rita Bernardini, ho sentito al Tg che hai detto : “se non interrompe il digiuno totale, Pannella ha davanti a sé solo poche ore” hai aggiunto “che dalle istituzioni giunga questa volta qualche elemento concreto”. Innanzitutto spero che invece facciate di tutto per fargli smettere lo sciopero e salvargli la vita, penso sia dovere di voi che gli siete vicini e non di assecondare questa follia. Continua a leggere

Come utilizzano i Candidati politici il web in Italia?  MALE !  Per correttezza diciamo che non tutto il resto dell’Europa è il massimo, secoli indietro rispetto agli Usa.

Siamo all’inizio della campagna elettorale delle primarie del centrosinistra  e i candidati affilano le armi, nei giorni scorsi sono stati presentati i nuovi siti della battaglia, ed è chiaro che le armi sono un po’ spuntate.

Quello di Vendola sembra il più rivoluzionario, grafica moderna, appariscente, slogan ben visibili e chiari. Sito, inesistente, assolutamente inutile. Una vetrina delle frasi che girano fra rete, giornali, network e tv, ovvero uno specchio, non il motore della campagna. Quelli di Matteo Renzi e Bersani, un po’ più attrezzati, hanno gli spazi per i comitati, gli spazi per la raccolta fondi, zero dibattito e poi questa strana anomalia tutta Italica di spezzettare in siti diversi, su domini e indirizzi diversi. Sembra una fesseria, un dettaglio tecnico, ma è il preciso segnale che manca la visione del sito come motore della campagna, e come ben sapete si possono avere rimorchi, ma il motore  deve essere unico. Di conseguenza, siti pasticciati, confusi, dove non si riesce a seguire un percorso logico, tornare facilmente al punto di partenza, e poi diciamocelo, sono brutti. Questi dicono di parlare ai giovani e fanno siti che sembrano quelli dell’Inps.

Dove voglio arrivare? Semplice, al fatto che la diffidenza verso il web, il ritardo nel capirne le potenzialità, si riflettono su tutta la politica. Un paio di esempi?

Prendete le primarie, c’è un tizio che mette al centro del nuovo partito il fattore primarie, come se fossero una cosa nuova e non vecchia di decenni. Le motivazioni per cui altri paesi le hanno istituite, non possono essere le nostre. Ma ok, parliamone. Beh non c’è bisogno di raccontarcelo il caos che sono riusciti a mettere in piedi su questo argomento, regole che non si sa chi deve farle e che cambiano secondo le convenienze, non si sa chi può partecipare, non si sa chi può votare. Una competizione interna che dovrebbe essere un confronto costruttivo rischia di diventare una guerra con morti e feriti.

Qual’è il problema? È far finta di non capire che le primarie sono uno strumento vecchio, superato non più adatto ai nostri tempi. Penso sia ora di rassegnarsi al fatto che la politica debba spostarsi sul web, che sul web i cittadini possono realmente conoscere i candidati, conoscere le loro idee e magari anche discuterne assieme e offrire il proprio contributo in base alla propria esperienza personale. Le primarie che portano candidati o imposti dal partito o volti noti e solo per questo ottengono voti, lasciatemi dire, sono un’autentica buffonata. Tecnicamente poi, pensate quanto sarebbe più semplice votare sul web, con una propria password o con una firma digitale, e direi anche che sarebbe finalmente arrivato il momento per cui tutti i partiti abbiano gli stessi sistemi. Allora sarebbe sì, possibile avere un registro nazionale e ognuno potrebbe votare una sola volta nelle primarie, non le inutili bestialità che stiamo vedendo in questi giorni.

Poi potremmo parlare anche di costi, e di conseguenza di riduzione del finanziamento pubblico.

Ma a voi sembra normale sapere quanto spendono i vari gruppi consiliari o parlamentari per convegni, conferenze, meeting in costosissimi teatri, che raccolgono al massimo un centinaio di giornalisti ma che di solito vanno più per il buffet che per altro, perché il gossip ormai lo fanno su twitter. Tutto questo quando oggi con un post su facebook un politico può raggiungere milioni di persone?

In mezzo a tutto questo, la cosa bella è che un esempio pratico in Italia lo abbiamo, è Beppe Grillo. Il suo sito crea rete, crea migliaia di sezioni virtuali, che connesse riescono a creare una grande forza politica senza spendere un centesimo. Ma la cosa più sensazionale è che secondo i Media, invece la sua forza è data solo dal fare antipolitica, come se non ci fossero tanti altri a farlo, senza ottenere alcun risultato. Che dire, speriamo di svegliarci, prima che sia troppo tardi.

 

 

PremessaIl progetto MortatiLa CostituenteIl dibattito negli anni Cinquanta e Sessanta; il progetto SturzoDalla legge sul finanziamento (1974) alla Commissione BozziLa prima Commissione bicamerale per le riforme istituzionali (1983-1985)Le proposte più recentiUna soluzione europea?

PREMESSA

Il problema della democrazia nei partiti e della tutela delle minoranze sorge con il progressivo abbandono, all’inizio del secolo scorso, della concezione di partito inteso come semplice comitato elettorale (di notabili e senza struttura se non quella necessariamente provvisoria da utilizzare per la raccolta dei consensi al momento del voto) e con l’adozione di modelli organizzativi sempre più articolati e complessi, legati allo sviluppo e al successo dei partiti di massa. Come scrive Paolo Ridola (“Enciclopedia del diritto” Giuffrè – voce “Partiti politici” – 1982): Continua a leggere

Venerdì sera su Raidue Paragone mette in scena una delle sue tipiche sagre paesane che qualcuno chiama dibattiti, una delle solite serate dove lui intervisterebbe anche il gatto della mia vicina, purché quello gli dica le cose che lui vuole sentire e soprattutto che fanno piacere alla Lega.

Però credo che a volte si superi il limite della decenza come l’ultima, una serata il cui protagonista era Piero Di Caterina, vi ricordate chi è? Continua a leggere

Noi del problema dell’informazione ne parliamo da diversi anni e guarda caso più volte abbiamo citato proprio “Il Giornale” come esempio di continua, pura, diffamazione a mezzo stampa.

Oggi tutti i giornalisti compatti si schierano dalla parte di Sallusti, ci dicono che è vero, ha commesso un reato ma la galera è troppo, perché? Vediamo di capirci qualcosa: Continua a leggere

Riposto questa mia riflessione pubblicata nel 2008 su questo sito. Da parte mia le sole differenze a distanza di 4 anni sono: 1) ritengo che alla luce della situazione economica odierna e dello sviluppo delle testate online  il finanziamento pubblico possa e debba essere abolito. 2) se nel 2008 constatavo una patologia nell’informazione, oggi non posso che rilevarne il decesso.

 

DISINFORMAZIONE

giovedì 8 maggio 2008 16.42

Riprendendo la discussione iniziata in “Grillomania”, credo sia il caso di dividere gli argomenti in due: Grillo da una parte e l’Informazione dall’altra.

Cominciamo dall’Informazione. Premetto che quel poco che è stato scritto mi sembra più interessante di tante prese di posizione di parte che ascoltiamo in giro.

Punto essenziale su cui credo siamo tutti d’accordo, tutti, escluso gli editori, è che non esiste una vera Informazione con la I maiuscola. Esaminiamo l’ipotesi referendum, cancelliamo l’Ordine dei Giornalisti: OK. Cancelliamo i finanziamenti ai Giornali: OK.

A quel punto avremo un’Informazione più libera? Dubito. Avremo solo risparmiato un po’ di soldi pubblici, creato un piccolissimo ammanco ai Grandi Editori, messo in ginocchio alcuni piccoli. Non mi scandalizzo, si può fare, ma il problema rimane. Le proprietà: un piccolo accenno all’esempio Murdoch. Murdoch possiede 140 testate, ma anche tante televisioni, compreso Sky, e tanto Internet. Però, c’è un però: Murdoch non fa politica, vive in paesi in cui se mai si presentasse ad elezioni non prenderebbe un voto e rischierebbe pure di essere costretto ad allontanarsi dalle sue proprietà. Allora questa è la differenza tra un editore puro e un imprenditore-editore. Non è un caso se i Tg di Sky sono forse fra i meno peggio in Italia. Non è un  caso se alcuni quotidiani Usa di proprietà di Murdoch sono quelli che hanno portato alla ribalta scandali senza colore politico. Lo scopo dell’editore puro è quello di vendere copie, non è una garanzia assoluta, ma di certo offre qualche chance in più dell’editoria Italiana, che è per il 50% di proprietà di un soggetto politico e per il resto di Gruppi imprenditoriali che sono sempre o a favore di un gruppo politico che li appoggia, o a favore di qualsiasi Governo in carica, nella speranza di poterne ottenere benefici. Una antica regola del giornalismo recita che il Giornalista deve essere sempre all’opposizione. Qui non succede.

Probabilmente è questo che snatura questa professione e tutta l’informazione. Il giornalista non fa più il suo mestiere, il giornalista fa il copia-incolla delle notizie di agenzia. Non esiste più il giornalista che indaga e in quei pochi casi in cui lo fa non è affidabile.

I giornali seguono le ondate, succede un fatto si parla per 15 giorni dell’argomento inerente come se tutti i fatti analoghi succedessero in quei 15 giorni, fino a che non succede un altro fatto e via tutti a parlare d’altro.

Quindi succede che per giorni si parla di uno stupro a Roma, come se non ce ne fossero 3 al giorno, poi si chiude la questione nessuno ne parla più, e nessuno dice una parola sui suoi misteri. Poi è il turno di Verona, improvvisamente sembra che questi fenomeni prima non ci fossero o che il problema sicurezza si sia spostato da un giorno all’altro dai Rom ai neofascisti. Mentre succede tutto questo, che ruolo hanno sui Media gli assassini in Calabria? Zero, pura cronaca. Qualcuno si chiede cosa stia succedendo, pone rilievo all’impennata di omicidi relativi alla Ndrangheta?

Nonostante tutto questo, non concordo con chi dice: io la televisione non la guardo, i giornali non li leggo. La televisione con tutti i suoi limiti offre due vantaggi: Ti fa sentire dalla voce originale cosa dice e cosa intende veramente un politico. Il giornale offre una sintesi interpretata che è spesso rimodellata secondo la convenienza o l’appartenenza politica della testata. I giornali hanno parlato della sparata di Fini sull’accostamento verona/torino. Lui l’indomani ha smentito, tutti i giornali hanno pubblicato la smentita. I lettori di una parte credono alla prima versione, i lettori della seconda parte credono alla seconda. Però la cosa è stata detta in Televisione, quindi solo chi ha visto la trasmissione, sa esattamente cosa ha detto Fini.

Proseguendo, non concordo nemmeno con chi crede solo alla rete e la vede come unico sistema di Informazione. Purtroppo la Rete è piena di bufale, limitarsi a leggere notizie su Internet può portare fuori strada. Indubbiamente ha il vantaggio di poter essere un mezzo per accertare le notizie, ma non è Vangelo. Sempre per fare qualche esempio: Grillo con grande enfasi ci offre la notizia che le Basi Nato o Americane in Italia sono 113 e lo conferma con sicurezza perché dice, io l’ho letto sulla rete. Grillo fa una figura tapina, il sito dove ha preso questa informazione è stato sconfessato da tempo. Poi in realtà non è mai nemmeno stato preso in considerazione vista l’assurdità, ma questo succede a osannare la rete.

Concludo con la questione posta in questi giorni su alcuni dati pubblicati che confermerebbero che la televisione è il mezzo che sposta maggiormente voti. Su questo ho un pensiero abbastanza netto. Non credo e non crederò mai che Conduttori televisivi spiccatamente di parte come Vespa, Ferrara, Santoro, Floris, possano spostare voti. Chi li ascolta ha già una sua idea e non la cambia. Cosa diversa sono i TG. I titoli dei Tg (non i contenuti) costituiscono a mio parere lo strumento maggiore di informazione e disinformazione.

Qualche esempio: qualche anno fa, il giorno dell’approvazione della legge Bossi-Fini, tutti i Tg e soprattutto i più visti, TG1 e Tg5, aprirono con il titolo: “Mai più clandestini in Italia” Quel giorno scrissi sui Forum che secondo me fare titoli simili era pura propaganda e non informazione e che un titolo corretto sarebbe stato: Nuova legge sull’immigrazione – Stop. Poi si sarebbe potuto spiegare che nell’intento degli autori c’era l’obiettivo di ridurre la clandestinità.  Fui attaccato duramente da diverse parti, ma a distanza di anni, tutti possono testimoniare se i Tg hanno o no dato una notizia falsa. A volte l’informazione è parziale o addirittura fuorviante per pura ignoranza di chi scrive. Altro esempio, ogni volta che in questi ultimi anni i TG hanno titolato: Sale la pressione Fiscale, hanno spiegato cos’è la pressione fiscale? No hanno semplicemente lasciato intendere che fossero aumentate le tasse, eppure non significa questo. Oggi tutti i TG hanno titolato, Varato il Governo Berlusconi, per la prima volta è di soli 12 ministri. Qualcuno ha detto che Berlusconi è stato obbligato a farlo dalla Finanziaria del governo precedente? Oppure quando il Silvio ha telefonato a tutte le trasmissioni televisive possibili, anche quelle di cucina, per dire che avrebbe eliminato l’ICI, quanti conduttori gli hanno ricordato che l’Ici più pesante, quella che pagano i cittadini meno abbienti è stata eliminata dal Governo Prodi? Quanti di questi cittadini fra pochi giorni, quando se ne renderanno conto, ringrazieranno Silvio e non Romano?

Tagliamo i finanziamenti ai giornali ! abbiamo risolto tutto?

 

 

Due notizie della settimana:

Roma 11/09/2012

La presidente Renata Polverini e il ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Francesco Profumo, intervengono alla presentazione della Legge Regionale per il riutilizzo delle informazioni e dei dati pubblici e dei bandi OPEN DATA per le Piccole e Medie Imprese e le Pubbliche Amministrazioni Locali.

Roma, 15/09/2012

Il Presidente Nicola Zingaretti: “Open data, tutto in Comune, ne farò un punto fondamentale – dice Zingaretti – perché nelle stanze del potere non avvengano più cose oscene come quelle che stiamo leggendo”. Continua a leggere

Giornalisti e Politici dalle comode poltrone dei salotti da cui pensano, analizzano e parlano sono lontani dalla realtà e dai problemi, quindi non mi meraviglio dei loro commenti deliranti. Ma cara Susanna, la tua risposta a Monti è eloquente. Te, voi, siete sul campo, voi conoscete la realtà . La tua risposta è la prova concreta del vostro fallimento e del fatto che non avete la forza e l’autorevolezza di raccontare la verità ai vostri iscritti. Vi ponete in difesa, utilizzando come unica arma, slogan vuoti, finti principi, solo per non ammettere che nel passato si sono fatti errori (che pure sarebbe umano ammetterlo). Quindi rispondete a una frase di Monti, che è l’evidenza assoluta per chi sta sul campo, con accuse devianti dal problema. Continua a leggere

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